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L'INDAGINE

Le donne imprenditrici resistono di più alla crisi

Rispetto alla crisi economica e al calo del numero delle imprese in Italia, le imprese femminili mostrano una maggiore capacità di resistenza rispetto alle imprese maschili. Lo rivela una ricerca sull'imprenditorialità femminile nel terziario realizzata in collaborazione con il Censis e presentata durante la seconda edizione del Forum di Terziario Donna che si è svolta a Palermo. Nel settore dei servizi l'incidenza delle imprese "femminili" é del 35,6% e le imprenditrici del terziario costituiscono il 69,2% del totale, contro il 58,6% degli uomini. Il presidente Sangalli: “su dieci donne che scelgono di fare impresa, sette prediligono il nostro settore”. La presidente di Terziario Donna Patrizia Di Dio: "l'assenza delle donne in certi ambiti non è un problema delle donne, ma un deficit di democrazia. Lottiamo perché le donne, il 52% della popolazione, siano adeguatamente presenti e rappresentate a tutti i livelli della vita imprenditoriale, politica e sociale".

Rispetto alla crisi economica e al calo del numero delle imprese in Italia, le imprese femminili mostrano una maggiore capacità di resistenza rispetto a quelle maschili, con perdite inferiori in termini sia in termini assoluti (-47mila imprenditrici tra 2009 e 2013) che relativi (-3,5%). Lo rivela l’indagine sull'imprenditorialità femminile nel terziario realizzata da Confcommercio in collaborazione con il Censis e presentata durante la seconda edizione del Forum di Terziario Donna Confcommercio che si è svolto a Palermo.
"Donne motore della ripresa" il titolo dell’appuntamento, che ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale che le donne imprenditrici giocano nel mondo economico.

L’imprenditoria italiana ha un livello di femminilizzazione in crescita: l'incidenza è infatti passata dal 29,8% del 2009 al 30,2% del 2014. E il numero di donne titolari d’impresa cresce perfino al Sud, dove in alcune province si rilevano dati addirittura superiori alla media (ad esempio Avellino 38,3%, Frosinone 37,1%).

Nel settore dei servizi l'incidenza delle imprese "femminili" é del 35,6% e le imprenditrici del terziario costituiscono il 69,2% del totale, contro il 58,6% degli uomini. I comparti del terziario con la maggiore presenza femminile sono la sanità e assistenza sociale 58,7%, servizi personali 54,8%, l' immobiliare 44,6% e l' istruzione 43,6%. Dal 2009 al 2014 i settori che hanno registrato maggior incidenza di imprese femminili sono finanza e assicurazioni con un +6,3%e i servizi di supporto alle imprese +5%. Le imprenditrici straniere sul totale sono il 9,2% (11,6% gli uomini stranieri) e nel terziario il 10,1% (11,6% gli uomini). Le prime cinque nazionalità di origine sono nell' ordine: Cina 20,2%, Romania 9,6%, Marocco 6,5%, Svizzera 6,1% e Germania 5,4%.

“Su dieci donne che scelgono di fare impresa, sette prediligono il nostro settore”, ha detto nel suo intervento il presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli, per il quale l'occupazione femminile è sicuramente un dato da tenere presente per leggere presente e futuro del nostro Paese. “L'imprenditoria in rosa, secondo me, significa una svolta fondamentale per l'economia”, ha detto Sangalli, “c'è però ancora da colmare il divario marcato tra Nord e Sud rilanciando turismo e commercio attraverso un potenziamento delle infrastrutture e della logistica".

La presidente di Terziario Donna Patrizia Di Dio ha sottolineato come purtroppo la disoccupazione delle donne sia ancora alle stelle, prendendo il caso della sua Sicilia: “in Sicilia lavora meno di una donna su tre. Siamo la regione più fragile e devastata di tutta Europa, un motivo ci sarà”, ha detto parlando con i giornalisti a margine del forum.

"Da tempo Terziario Donna promuove la cultura della democrazia paritaria contro tutti gli ostacoli culturali e materiali che si oppongono a che le donne, il 52% della nostra popolazione, siano adeguatamente presenti e rappresentate a tutti i livelli della nostra vita imprenditoriale, politica e sociale”, ha poi ribadito, “perché se le donne non ci sono o non arrivano in determinati ambiti, non è un problema delle donne o per le donne, ma è un problema per tutti, uomini e donne, è un problema di deficit di democrazia".

 

(21 ottobre 2015) © RIPRODUZIONE RISERVATA