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L'INIZIATIVA

La protesta delle Pmi aretine a Roma

Grande mobilitazione in provincia di Arezzo per la manifestazione del 18 febbraio indetta a livello nazionale dalle associazioni di categoria del terziario e dell'artigianato. Oltre cinquecento imprenditori saranno presenti a piazza del Popolo per gridare il proprio disagio ma anche proporre vie d'uscita da mettere in atto subito. Lo slogan della giornata: "senza impresa non c'è Italia, riprendiamoci il futuro".

Oltre 500 imprenditori partiranno da Arezzo alla volta di Roma con 10 bus per partecipare alla grande manifestazione nazionale promossa da Rete Imprese Italia il prossimo 18 febbraio. “Senza impresa non c’è Italia” è lo slogan scelto per lanciare l’iniziativa che chiarisce perfettamente l’obiettivo dei promotori: Rete Imprese Italia chiede con forza a Governo e Parlamento una svolta urgente di politica economica.

I Presidenti delle quattro associazioni (Anna Lapini Presidente Confcommercio Arezzo, Mauro Giovagnoli Direttore Confartigianato, Valter Bondi Presidente CNA Arezzo, Barbara Brogi Presidente Confesercenti) hanno illustrato questa mattina in conferenza stampa ad Arezzo le motivazioni della mobilitazione e hanno fatto il punto sull’andamento economico delle piccole imprese aretine.

“La crisi, la crescita allarmante della disoccupazione e una pressione fiscale, locale e nazionale, che anche nel 2014 rimarrà a livelli intollerabili, rischiano di prolungare i loro effetti sulle imprese, già stremate da forti difficoltà, e provocare un ulteriore impoverimento delle famiglie – hanno spiegato I Presidenti - Nella nostra provincia, la cui economia è caratterizzata dall’operosità quasi esclusiva delle Pmi, la situazione se possibile è ancora più preoccupante”.

Stando agli ultimi dati disponibili, negli ultimi cinque anni (dal 1° gennaio 2008 al 1° gennaio 2013) la provincia di Arezzo ha registrato un saldo negativo di 1.014 imprese artigiane: dalle 11.753 del 2008 si è passati infatti alle 10.739 del 2013. Nei settori commercio, turismo e servizi, il saldo resta comunque positivo o è di poco inferiore allo 0, ma solo per un fortissimo turn over che nasconde pericolose debolezze di sistema: intanto, perché le nuove nate difficilmente possono rimpiazzare il vuoto lasciato da imprese consolidate, poi perché i consumi sono in continuo calo. Addirittura, il commercio al dettaglio aretino segna una delle peggiori performance in Toscana, con un calo delle vendite del -6,8%, superiore di un punto percentuale alla media regionale (-5,8%, dati I semestre 2013), con punte del -8,3% per l’abbigliamento e del - 11% per elettrodomestici e prodotti per la casa.

Se d'altro canto domattina, all'improvviso, la provincia di Arezzo restasse senza i suoi oltre 30mila imprenditori delle micro, piccole e medie imprese di artigianato e terziario, cosa accadrebbe? Gli effetti sarebbero quelli di uno tsunami sull'economia locale e sulle condizioni di benessere di cittadini e famiglie. Perché ad oggi sono proprio queste imprese a fornire occupazione e a creare ricchezza sul nostro territorio.

“Il mondo dell’impresa diffusa, dell’artigianato e del terziario di mercato rappresenta il tessuto produttivo del territorio aretino. Dal futuro di questo sistema di imprese dipende il futuro di tutti – hanno proseguito - C’è bisogno immediatamente di un cambio di marcia: troppe tasse e troppa burocrazia stanno dando il colpo di grazia a un sistema già fortemente provato dalla persistenza della crisi. A completare il quadro a tinte fosche la politica del credito che sicuramente ci penalizza fortemente. Speriamo davvero che la manifestazione di Roma scuota le coscienze di chi ci governa. E’ in ballo il futuro di tutti, non solo delle nostre aziende”.

“Se l’intenzione è quella di continuare ad utilizzare la leva fiscale per far quadrare i conti pubblici invece di attuare quelle riforme indispensabili per sostenere famiglie e imprese e far ripartire l'economia, noi non ci stiamo e lo diremo a gran voce il 18 febbraio – ha sottolineato la presidente della Confcommercio aretina Anna Lapini – Ma la nostra non sarà solo una protesta, vogliamo anche offrire il nostro contributo di idee a chi in Italia ha il compito, il potere e il dovere, di individuare le strategie per uscire dalla crisi. Di amarezze, sconforto, incertezza del futuro, sfiducia, qualunquismo non ne possiamo più”.

"Con questa manifestazione - precisa il direttore di Confartigianato Arezzo Mauro Giovagnoli - abbiamo raccolto e interpretato le volontà dei nostri iscritti di volersi far sentire dalle istituzioni ed in primis dal Governo. Andare in piazza per noi significa dare voce al disagio per ottenere una migliore vita per l'artigianato e la pmi. Da questa giornata vogliamo ottenere risultati tangibili in termini di fisco, burocrazia, giustizia."

“Siamo abituati a lavorare e non a protestare – commenta il presidente di CNA, Valter Bondi. - E anche in questo caso portiamo proposte nella consapevolezza che il sistema delle pmi ha il dovere e l’opportunità di confermare che non esiste via d’uscita dalla crisi e che nessun nuovo modello di sviluppo è possibile senza le nostre imprese. Di rigore si può morire, di sviluppo economico si vive: questa manifestazione unitaria può diventare il segnale verso una vera e propria azione contrattuale nei confronti dei soggetti che a vario titolo incidono, ed anche pesantemente, sulla vita delle imprese".

"La manifestazione di Roma, - conclude la presidente di Confesercenti Arezzo Barbara Brogi - sarà l'occasione per far sentire al governo e alle istituzioni il nostro grido disperato, ma anche l'opportunità per riscoprire il valore della solidarietà e l'importanza delle associazioni di categoria che mai come oggi sono chiamate ad assolvere la loro funzione "sindacale". Da troppi anni si sente parlare di ripresa e di rilancio dell'economia, ma sono solo discorsi privi di riscontro con la realtà delle attività commerciali e produttive, sempre più vessate da una tassazione impossibile e usurante”.

(12 febbraio 2014) © RIPRODUZIONE RISERVATA