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TURISMO

Tengono i clienti ma i profitti scendono: ecco il 2012 degli alberghi aretini

Cresce, ma di poco, il tasso di occupazione delle camere, in compenso però diminuiscono le tariffe e il ricavo medio, sceso di oltre tre euro a camera rispetto al 2011. E tra costi fissi e imposte in aumento, la redditività è ai minimi storici…

I turisti tengono, ma non fanno altrettanto i profitti. È questa, in estrema sintesi, la migliore descrizione del 2012 per gli alberghi aretini secondo l’indagine della Confcommercio. Se, infatti, nell’anno appena concluso è lievemente aumentato il numero di ospiti alloggiati nelle strutture ricettive del capoluogo, nel confronto con il 2011 il fatturato ha subito una contrazione consistente. Segno, secondo la Confcommercio, che le stesse camere vengono vendute a tariffe più basse. Una politica dei prezzi che cerca di compensare le carenze strutturali del sistema turistico locale, nonché la mancanza di visibilità e promozione sul mercato nazionale e internazionale.

Laura Lodone

“Il prezzo medio per camera si è abbassato di 7,16 euro rispetto al 2011”, spiega la responsabile dell’area turismo di Confcommercio Laura Lodone, che sottolinea “abbiamo effettuato l’indagine su un campione rappresentativo dei 19 alberghi del capoluogo, costituito da strutture che, da sole, coprono l’80% di quelle 890 camere disponibili ogni giorno su tutto il territorio comunale. Per questo, i risultati che ne sono emersi sono validi e fonte di riflessioni che ora giriamo anche agli enti competenti”.

Nel 2011 il prezzo medio praticato per camera (considerate tutte le tipologie di strutture alberghiere e di camere, ovvero doppia, singola, doppia uso singola, ecc.) si aggirava intorno alle 73,60 euro, al netto di iva e di prima colazione. Nel 2012 è sceso a 66,50 euro.

“Si tratta di un prezzo estremamente basso, che implica un ricavo medio per camera (RevPar) di soli 30,40 euro rispetto ai già risicati 33,34 del 2011. Considerando che nel frattempo sono aumentate diverse voci di costo per le imprese, non ultima la stangata dell’Imu, aumentata di oltre il 45%, si capisce che la redditività negli alberghi è ai minimi storici”.

Per far capire meglio ai non addetti ai lavori, Laura Lodone porta qualche esempio: “un cambio di biancheria costa agli albergatori circa 8 euro per due persone. Aggiungendo poi il costo del lavoro, le imposte dirette e indirette, le utenze varie, l’aumento dell’Iva, si capisce come anche ‘soli’ tre euro in meno possano fare la differenza…”

In aumento invece, seppure di poco, l’indice di occupazione, vale a dire il dato che identifica il numero medio di clienti che hanno occupato la stessa camera doppia per notte. Nel 2011 non arrivava a 1,3. Vale a dire che nella maggior parte dei casi era una sola persona ad occupare una camera. Un viavai di “singles” che lasciava trasparire con evidenza un fatto: il turismo aretino era legato solo al business.

Nel 2012 l’indice di occupazione è salito all’1,48, ovvero appena al di sotto di quell’1,50 che, nella letteratura scientifica, è sufficiente per far scattare la definizione di una città come “destinazione turistica”. Cortona, tanto per fare un esempio, segna l’1,8. “Per dirla in parole semplici, se un tempo i clienti che affollavano gli alberghi aretini erano quasi esclusivamente legati agli affari, ora che, a causa della crisi del sistema economico, loro sono spariti, le strutture alberghiere si riciclano per il turismo leisure tanto per compensare le perdite”. Ma anche qui, le note dolenti non mancano: “i gruppi si sono ridotti, sono aumentati un po’ gli individuali, ma è evidente, incrociando il dato dell’occupazione con quello dei ricavi, che non basta per recuperare quanto perso”.

Per quanto riguarda l’andamento mensile, i mesi che hanno registrato il più alto calo di presenze e di tariffe nel 2012 sono stati febbraio, aprile e ottobre. E se il calo di febbraio potrebbe sembrare quasi normale, quello di aprile e ottobre non può che insospettire gli addetti ai lavori: “l’indice di occupazione di questi mesi è fra i più bassi. Una conferma del crollo del turismo organizzato”.

Alcuni tour operator hanno dunque eliminato Arezzo dai loro itinerari. “Sono mancati quei gruppi che un tempo usavano la nostra città come base per visitare la Toscana e l’Umbria. Molti, soprattutto gli stranieri, neppure vedevano Arezzo, ci dormivano soltanto. La città era una sorta di grande motel sulle principali direttrici viarie da percorrere verso Siena, Firenze o Perugia”.

Quegli stessi tour operator ora dirottano i pernottamenti dei loro gruppi su Chianciano e Montecatini Terme, dove le tariffe sono molto più basse. “Ma chiediamoci perché lo sono e chiediamoci soprattutto se vogliamo far diventare Arezzo meta di un turismo dequalificato che non porta alcuna ricchezza. La politica dei prezzi al ribasso non porta lontano”, assicura Laura Lodone, “del resto i limiti per la redditività di un albergo sono oggettivi e misurabili: quando una struttura lavora sottotariffa presto o tardi è destinata a chiudere”.

Molti alberghi ad Arezzo resistono perché sono a gestione familiare. “Ma in questo periodo i padri si stanno domandando se potranno realisticamente lasciare ai figli la loro impresa, o se non ne varrà più la pena”.

A questo punto, l’associazione di categoria lancia l’allarme: “se non si impostano in fretta strategie di governance serie e su lungo periodo, il turismo ad Arezzo rischia davvero di diventare una Chimera”. Ed è una scelta politica che andrà motivata, quella di condannare un settore economico che ad oggi assicura lavoro a molti occupati e crea un indotto economico che ha ricadute su tutto il sistema imprenditoriale del territorio. “Ogni albergo ha in media venti addetti, tra dipendenti, titolari e coadiutori familiari; se poi ha anche il ristorante ha almeno cinque addetti in più, senza contare i posti di lavoro generati nell’indotto: le imprese di pulizia, le lavanderie, i fornitori, i bar e i negozi”. L'obiettivo, a questo punto, è creare intorno alle strutture ricettive un progetto di turismo condiviso con enti e istituzioni, dove ognuno faccia la sua parte. (ClaPen)

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(06 febbraio 2013) © RIPRODUZIONE RISERVATA