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SALUTE

"Non perdiamoci la vista"

In fondo, per tutelare il nostro bene più prezioso basta scegliere le lenti giuste. Parola di Mauro Vannelli e Luciano Biondini, rispettivamente presidente e vicepresidente provinciale di Federottica Arezzo. Un po’ consulenti d’immagine, un po’ divulgatori scientifici, gli ottici mettono in guardia dagli occhiali pret-a-porter: “sono rischiosi per la salute”

La loro patrona è Santa Lucia. Perché la luce, Lux appunto, è una buona premessa per vederci bene. E pare una beffa che la festa della santa “con gli occhi sul vassoio” cada il 13 dicembre, uno tra i giorni più corti e meno luminosi dell’anno. O, piuttosto, è di buon auspicio per rivedere il sole, dal momento che di lì a poco le giornate tornano ad allungarsi. Eppure per gli ottici, una categoria rappresentata in provincia di Arezzo da oltre …. negozi, proteggere la vista non è il solo compito da svolgere. “Oggi dobbiamo essere un po’ consulenti di immagine, un po’ divulgatori scientifici, un po’ commercianti”, dice il presidente provinciale di Federottica Confcommercio Mauro Vannelli, “è faticoso ma entusiasmante avere mille fronti aperti su cui prepararsi”. “Negli ultimi anni la moda ci ha rovinato!”, interviene scherzando il vicepresidente Luciano Biondini, “la consulenza estetica è diventata parte integrante del nostro lavoro. Del resto gli occhiali hanno un impatto importante sulla persona e saper individuare la montatura più adatta in base alla morfologia e ai colori del viso è sempre un valore aggiunto, al di là del rilievo che danno gli stilisti agli accessori”. Mauro Vannelli, 73 anni, ha aperto il suo negozio a Montevarchi nel 1972, subito dopo il diploma di ottico optometrista. Luciano Biondini, titolare di un negozio ad Arezzo, ha 56 anni, di cui oltre venti di esperienza nel settore. Oltre al titolo professionale e all’impegno sindacale, Vannelli e Biondini hanno un’altra cosa in comune: entrambi hanno due figlie alle quali hanno trasmesso la stessa passione per l’ottica e con le quali oggi condividono il lavoro.

Mauro VannelliCome è cambiata la professione in questi anni?

“In tanti aspetti, non fosse altro per i nuovi materiali che sono stati introdotti”, dice Vannelli, “negli anni ’70 il listino prezzi era di due pagine, oggi ne conta quasi duecento. Basta pensare alle lenti a contatto, che allora quasi non esistevano; erano appena uscite ma avevano ancora molti difetti, il vero boom per la distribuzione è arrivato solo negli anni ’80: è stata una rivoluzione che ha permesso, per esempio, a molti giovani di continuare a fare sport. Un progresso forte c’è stato poi nella lavorazione delle lenti, oggi si fa tutto con macchine computerizzate e la scelta di materiali è infinita e in costante ampliamento. Lenti antiriflesso, polarizzanti, progressive, filtri colorati per la maculopatia… per fortuna ce n’è una per ogni problema visivo”.

Immagino che materiali e ricerca scientifica sulla vista vadano di pari passo.

“Come di pari passo devono andare ottici e oculisti”, sottolinea Biondini, “noi dobbiamo tradurre le loro prescrizioni mediche sulla base delle nostre conoscenze tecniche”. “Sulla competenza non si deroga”, sottolinea il presidente Vannelli, “il nostro è un ruolo delicato, perché spesso i negozi di ottica sono l’avamposto delle strutture sanitarie. Sa quanta gente entra da noi senza mai aver fatto una visita oculistica? Per questo dobbiamo fare attenzione: con i nostri strumenti verifichiamo con delicatezza se esistono problemi, ma consigliamo sempre di rivolgersi ad uno specialista”.

Qual è il vostro rapporto coi medici oculisti?

“L’orgoglio della nostra associazione a livello provinciale è quello di aver creato un ottimo rapporto con la sanità pubblica e i medici oculisti. Altrove non accade. Ad Arezzo ci siamo seduti intorno ad un tavolo e abbiamo capito che parlavamo la stessa lingua. Molto è anche merito del primario del reparto di oculistica dell’ospedale San Donato, il dottor Andrea Romani, che ha creduto da subito in un progetto comune”.

Il vantaggio è reciproco.

“Per noi collaborare con i professionisti della sanità, aggiornarci insieme a loro, è un modo per alzare il livello delle competenze; i sanitari dal canto loro credo ci vedano come un sostegno importante nell’opera di informazione agli utenti. I nostri negozi sono sulla strada, siamo a contatto diretto e quotidiano con la popolazione”, spiega Vannelli, “ma lo sa che l’80% delle persone che vogliono farsi un’operazione per risolvere problemi come la cataratta o la miopia, viene prima da noi che dal medico? Non possiamo commettere errori!”

In un certo senso, allora, siete promotori dei “servizi sanitari”.

Luciano Biondini

“Ci capita di spiegare ai clienti come funzionano i servizi sanitari legati all’oculistica, li informiamo che anche da noi in Toscana esistono strutture e medici d’eccellenza e che non c’è bisogno di fare turismo sanitario”, aggiunge Biondini, “sì, perché alcuni sono così prevenuti nei confronti della sanità pubblica che anche per la salute della vista preferiscono andare all’estero, e per operazioni che potrebbero benissimo fare qui con gli stessi risultati!”.

Come approfondite le vostre conoscenze scientifiche?

“Fino ad un paio di anni fa la legge prevedeva anche per noi un aggiornamento obbligatorio come quello che devono fare i medici, da certificare attraverso i crediti ECM (Educazione Continua in Medicina, ndr)”, spiega Vannelli, “è stato un periodo favoloso: già il livello cultuale medio della nostra categoria è comunque buono, visto che si accede alla professione solo con un diploma specifico, ma con i corsi si è alzato tantissimo, a vantaggio sia dei consumatori sia della nostra immagine di professionisti”.

Adesso non accade più?

“Purtroppo due anni fa i legislatori ci hanno tolto dalle categorie obbligate alla formazione continua equiparandoci agli odontotecnici”, dice Biondini. “Ma noi di Federottica i corsi continuiamo ad organizzarli, anche se non ce li impone la legge, e ogni volta facciamo il pieno di iscritti. Indietro non si torna”, ribadisce Vannelli, “offrire servizi più qualificati è una strategia competitiva da proseguire”.

Allora scegliere un ottico associato a Federottica fa la sua differenza?

“Quando un cliente entra in negozio è importante che trovi un operatore preparato ad individuare eventuali anomalie e a correggerle dove necessario. A noi interessa la cura della visione nel suo complesso, in questo senso non possiamo essere semplicemente commercianti che mettono a segno una vendita. E per questo dobbiamo prepararci”.

Quali sono gli argomenti su cui vi formate?

“Ci sono quelli tecnico-scientifici, come le malattie dell’occhio o i nuovi materiali, che ci vedono sempre insieme ai medici oculisti e agli ortottisti”, chiarisce il presidente, “ma approfondiamo anche altre aree utili in negozio: marketing, comunicazione e tecniche di vendita, immagine”. “Non ci si annoia davvero a fare l’ottico, anzi sta diventando sempre più interessante”, dice sorridendo Biondini, “prima ci era richiesta una conoscenza più tecnica e meno estetica, oggi dobbiamo mettere tutto insieme alzando le competenze”.

La popolazione aretina è attenta alla salute degli occhi?

“Insomma”, dicono guardandosi. “Nonostante le tante campagne di prevenzione che lanciamo, come quella di ottobre mese della vista, non è che l’affluenza per i controlli aumenti”, continua Vannelli, “abbiamo in cantiere il lancio di percorsi didattici per la salute degli occhi, in collaborazione con i medici oculisti dell’Ospeale San Donato, destinati in particolare alle scuole. La prevenzione è uno stile di vita che si apprende da piccoli”. “Un paio di anni fa”, ricorda Biondini, “come Federottica abbiamo dato il nostro sostegno alla fondazione Monnalisa offrendo screening gratuiti della vista ai ragazzi che frequentavano la cittadella di Strasicura: abbiamo controllato tremila bambini, se individuavamo un’anomalia consigliavamo ai genitori di approfondire le cose con un medico specialista. Soprattutto per alcune fasce di popolazione sarebbe importante contare sempre su servizi del genere. Ci sono difetti che si curano bene se presi in tempo. Altri che si possono addirittura evitare”. “Ma è inutile fare prevenzione se poi si cade sull’occhiale fai-da-te”, interviene Vannelli, “è una moda ancora troppo diffusa. Noi li chiamiamo gli “occhiali a rischio”. Il premontato non prende in considerazione, per esempio, l’ambliopia, ovvero un occhio che vede diversamente dall’alto. In questo come in altri casi rischia davvero di fare danni. Le istituzioni devono intervenire”.

Il consiglio?

“Semplice: acquistare occhiali con lenti personalizzate, adatte al problema riscontrato dal medico e messe a punto da un professionista”.

(07 febbraio 2013) © RIPRODUZIONE RISERVATA