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LAVORO

Cassa integrazione in deroga, fuori già mille lavoratori aretini del terziario

Esauriti i fondi disponibili in Toscana. Coperte solo le richieste pervenute entro il 30 gennaio. l'allarme della Confcommercio: "è una vera emergenza per tutte le piccole e medie imprese". Aumenta il rischio licenziamenti.

Lo stop alla cassa integrazione in deroga deciso dalla Regione Toscana per esaurimento dei fondi disponibili mette in ginocchio anche il sistema economico aretino. “Sono almeno mille i lavoratori dipendenti da imprese aretine del terziario che sono entrati in cassa integrazione dopo il 30 gennaio e che, stando alla notizia data ieri dall’assessore Gianfranco Simoncini, non potranno godere di alcun ammortizzatore sociale”, dice il vicedirettore della Confcommercio aretina Catiuscia Fei.Catiuscia Fei

“Sono numeri drammatici per una realtà piccola come la nostra, prosegue la Fei, “ancora di più se si pensa che riguardano solo le richieste di Cigs fatte da 180 imprese attraverso la nostra organizzazione dal 31 gennaio ad oggi, quindi quelle che sono automaticamente fuori dai giochi. Da ora in poi, se non arriva qualche novità, nessuna piccola e media impresa toscana potrà più neppure pensare di chiedere un aiuto per evitare il licenziamento in tronco dei propri dipendenti”.

“Inutile negarlo, in molti casi purtroppo la Cigs è un’anticamera del licenziamento”, ammette il vicedirettore Catiuscia Fei, “molte aziende costrette dalla crisi stanno facendo tagli netti sul personale, pur se a malincuore. Per loro, e soprattutto per i lavoratori e le loro famiglie, poter contare su un ammortizzatore sociale come la Cigs in deroga era importante. Nel tempo coperto dalla cassa integrazione, il lavoratore poteva guardarsi intorno, cercare una nuova collocazione sul mercato del lavoro senza che il bilancio familiare ne risentisse troppo. Ma ci sono anche casi di aziende che ricorrevano alla Cigs per un periodo limitato, in attesa di riassorbire il lavoratore non appena fosse passato il momento più difficile”.

“Adesso che la cassa integrazione verrà riconosciuta solo alle aziende con oltre 50 dipendenti, tutte le piccole e medie imprese che pure costituiscono l’ossatura della nostra economia rimarranno senza sostegno, abbandonate a se stesse”. Gli scenari che si prospettano sono a tinte fosche. “Il rischio nell’immediato è un aumento esponenziale dei licenziamenti. Anche le imprese che ricorrevano alla richiesta di Cigs per periodi limitati ora saranno spinte a licenziare in tronco i propri lavoratori”.

Oltre al danno, anche la beffa: “l’Inps potrebbe richiedere il pagamento dei contributi previdenziali per i lavoratori mandati in cassa integrazione dal 31 gennaio. In mancanza di un riconoscimento formale della Cigs, infatti, per l’Inps risultano semplicemente “assenti” dal loro posto di lavoro. Si tratta di un’interpretazione ovviamente assurda, ma è rimessa alle singole direzioni provinciali Inps, che in alcuni territori hanno già manifestato l’intenzione di richiedere i contributi. In pratica, faranno cassa sulle spalle di imprese già duramente provate dalla crisi”. Il risultato: dipendenti senza stipendio, imprese senza lavoratori attivi e comunque costrette a pagarne i contributi previdenziali.

L’Italia non può fare finta che le piccole e medie imprese non esistano. Il nuovo Governo dovrà trovare nuove linee di finanziamento per la cassa integrazione in deroga”, sottolineano dalla Confcommercio aretina, “l’unica alternativa per fronteggiare l’emergenza, altrimenti, sarà ricorrere al contratto di solidarietà, che è però estremamente farraginoso”.

Altro problema: come evadere le richieste in sospeso. “La Regione coprirà le richieste pervenute per la cassa integrazione al 30 gennaio scorso e per la mobilità al 28 febbraio. Ma quelle pervenute dopo quelle date che fine faranno? Saranno comunque approvate in attesa di uno sblocco dei finanziamenti o dovranno essere semplicemente recusate? Non si possono lasciare le imprese e i lavoratori in questo dilemma…”.

(15 aprile 2013) © RIPRODUZIONE RISERVATA