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GIOVANI E LAVORO

Ritorno al futuro: dal "ragazzo di bottega" all'apprendista

L’Italia punta sull’apprendistato per incentivare l’assunzione di giovani dai 19 ai 29 anni: fino al 2016 previsti sgravi contributivi fino al 100% per le imprese. E per i neoassunti la garanzia di una vera formazione sul campo. La situazione in provincia di Arezzo: ancora poche le aziende che utilizzano questa forma contrattuale, a cui il Decreto Legislativo 167/2011 ha cambiato volto

Quando messer Ludovico Buonarroti condusse il figlio dodicenne nella bottega fiorentina del Ghirlandaio, dopo avergli mostrato alcuni disegni eseguiti dal giovanetto convenne con il maestro un "giusto et onesto salario, che in quel tempo così si costumava", racconta Vasari. Il figlio avrebbe dovuto restare a bottega per tre anni, per un compenso di venticinque fiorini d'oro. Sarà l’inizio di una lunga e straordinaria carriera per Michelangelo. Che, a dire il vero, col Ghirlandaio rimase solo un anno, spiccando presto il volo verso nuove avventure. Ed è proprio lui, Michelangelo, il miglior testimonial degli “apprendisti” di tutti i tempi.

Da Michelangelo ai giorni nostri

Catiuscia Fei

Oggi l’apprendistato è uno strumento legislativo ben definito, teso a favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Dopo l’entrata in vigore del Testo Unico (Decreto Legislativo 167/2011) ha un volto nuovo, eppure mantiene le sue radici ben salde nel passato. Quello delle botteghe degli artigiani medievali, o dei grandi artisti rinascimentali, dove i ragazzi che mostravano un po’ d’inclinazione per il “mestiere” venivano introdotti dalle loro famiglie, che a volte erano perfino disposte a pagare pur di aiutare i propri figli a costruirsi un solido futuro lavorativo.

Un ponte fra giovani e imprese

Chissà che proprio l’apprendistato, nella forma entrata in vigore nell’ottobre 2011 con effetto dall’aprile di quest’anno, possa risolvere l’annosa quaestio che riguarda il mercato del lavoro italiano: la difficoltà di far incontrare giovani e imprese. Potrebbe sembrare un paradosso: da una parte le imprese soffrono del mancato ricambio generazionale e faticano a trovare nuove leve preparate da assumere; sul versante opposto, i giovani fanno sempre più fatica a trovare un’occupazione, tanto che ormai il tasso di disoccupazione in Italia sta toccando livelli di guardia nella fascia di popolazione sotto i trenta anni. Che, poi, sarebbe quella a cui spetta il compito di costruire il futuro del Paese generando figli, nuove idee e ricchezza per il benessere di tutti.

Sgravi contributivi fino al 100%

L’apprendistato offre una via d’uscita a questa situazione, con ottimi vantaggi sia per le imprese sia per i giovani”, dice la vicedirettrice della Confcommercio aretina Catiuscia Fei, “lo Stato concede infatti fino a tutto il 2016 sgravi contributivi fino quasi al 100% per i datori di lavoro che assumono persone di età compresa fra i 19 e i 29 anni, ma impone come contropartita alcuni precisi doveri. Primo fra tutti, l’obbligo di insegnare davvero il “mestiere” a chi è appena uscito dal percorso di studi, che sia l’Università o la scuola dell’obbligo, e ancora non ha gli strumenti per orientarsi sul lavoro. In definitiva, si tratta di un periodo di prova per entrambi, imprese e ragazzi, i quali possono metterlo a frutto per imparare quante più cose possibili e fare esperienza”. In questo senso, oltre a riconoscergli lo status di strumento per acquisire le competenze necessarie per il lavoro, la legge riconosce all’apprendistato anche quello di “canale privilegiato per il collegamento scuola-lavoro”.

La formazione da certificare

È proprio l’aspetto della formazione ‘on the job’ certificata e comprovata quello più innovativo introdotto dal Testo Unico: “riguarda in particolare l’apprendistato professionalizzante o di mestiere, che è solo una delle tre tipologie di apprendistato individuate già dalla Riforma Biagi. Le altre due”, chiarisce la Fei, “sono l’apprendistato per qualifica professionale e quello di alta formazione e ricerca, pertinente ai laureati assunti in profili elevati. Il più utilizzato dalle aziende del terziario è senz’altro l’apprendistato professionalizzante o di mestiere, quello che ha subito le maggiori modifiche dall’ultima riforma. La più importante è il fatto che ora la responsabilità della formazione del neoassunto è tutta in capo al datore di lavoro e deve essere certificata, pena sanzioni pari al doppio degli oneri contributivi risparmiati dall’azienda. Alle Regioni poi spetta l’onere di definire un’offerta formativa pubblica integrativa che sviluppi le competenze di base e trasversali degli apprendisti”.

Da 36 a 48 mesi la durata

Ma vediamo passo passo come funziona. Il periodo dell’apprendistato può durare fino ad un massimo di 36 mesi, che diventano 48 nel caso dell’artigianato o di alcuni mestieri assimilabili come il cuoco, il barman o il pasticcere. “Ovviamente, c’è sempre la possibilità di recedere da entrambe le parti per giusta causa”, sottolinea la vicedirettrice di Confcommercio, “il giovane riceve uno stipendio più contenuto rispetto a quello normalmente percepito da un lavoratore con lo stesso inquadramento. Questo non significa che venga “sfruttato”, però. Di fatto, è meno produttivo di un altro dipendente perché nel suo orario di lavoro è compreso anche il tempo per la formazione, sia in azienda, con il sostegno del titolare stesso o di un altro dipendente che funge da tutor, sia fuori, attraverso percorsi formativi pubblici specifici”. Al termine dell’apprendistato, nel caso nessuna delle parti eserciti facoltà di recesso, il rapporto fra apprendista e azienda prosegue automaticamente trasformandosi in un ordinario rapporto di lavoro subordinato.

I nuovo obblighi dei datori di lavoro

Il Decreto legislativo 167/2011 riconosce al datore di lavoro il doppio ruolo di formatore e certificatore della formazione svolta, obbligandolo a predisporre entro 30 giorni dalla data di assunzione dell’apprendista un Piano formativo individuale, per definire il percorso necessario a fargli acquisire le competenze tecnico professionali e specialistiche che servono, ovviamente in coerenza con la sua qualifica e il suo inquadramento contrattuale. Poi, deve provvedere alla formazione professionalizzante interna, relativa alla mansione specifica ricoperta dall’apprendista.

La situazione in provincia di Arezzo

Secondo il monitoraggio della Confcommercio, in provincia di Arezzo l’apprendistato è uno strumento poco usato dalle imprese. Un fatto che si presta ad una lettura duplice: potrebbe infatti significare che è ancora sottovalutato oppure, semplicemente, che in questo periodo le nuove assunzioni languono. E, stando ai risultati dell’ultima indagine Excelsior sui fabbisogni occupazionali delle imprese promossa dalla Camera di Commercio, sembra purtroppo questa la motivazione più probabile. “La crisi contrae i posti di lavoro e lo fa spesso a scapito delle fasce più deboli di popolazione, come le donne, gli over 50 e la fascia di popolazione tra i 19 e i 29 anni, nella quale il tasso di disoccupazione è arrivato a livelli allarmanti in Italia”, spiega Catiuscia Fei. Per fortuna, però, c’è ancora chi assume: “ad utilizzare di più il contratto di apprendistato sono i settori commercio e turismo, rispettivamente per i profili di barman o barista e di addetto alle vendite”, dice la Fei, “la contrattazione collettiva fissa già le competenze chiave da raggiungere per ogni profilo. Nel caso di un addetto alla vendita, dovrà conoscere bene i vari aspetti organizzativi dell’impresa, le tecniche di vendita e di layout, i prodotti, le tecniche di comunicazione con il cliente. In più, nel piano formativo individuale vanno inserite altre competenze da sviluppare, che entrano nello specifico del contesto aziendale. Per tornare al nostro esempio, è chiaro che il commesso di un negozio di abbigliamento dovrà conoscere cose diverse da quello di un negozio di informatica”. L’impresa diventa quindi una vera e propria palestra di addestramento “on the job”. Alla fine, quello che conta è che l’apprendista impari bene a fare il suo mestiere, con reciproca soddisfazione sua e del datore di lavoro. Michelangelo ci è riuscito benissimo. Forse ben oltre gli insegnamenti del Ghirlandaio… (ClaPen)

(07 febbraio 2013) © RIPRODUZIONE RISERVATA